Il diario di Etty Hillesum

“Si vorrebbe essere un balsamo per molte ferite”. Sono le ultime parole del diario di Etty Hillesum, una giovane ebrea olandese morta ad Auschwitz, considerata una delle voci più alte del Novecento.

In due anni, dal 1941 al 1943, Etty descrive nel diario ciò che sta accadendo a lei e agli altri ebrei: la persecuzione, l’angoscia sempre più grande, la paura, che poi diventa certezza, della fine imminente. Ma, incredibilmente, in questi anni di discesa verso l’orrore, Etty compie uno straordinario percorso spirituale, ritrovando in sé come enorme, indistruttibile forza, l’amore.

L’amore per la vita, l’amore per gli uomini, e l’amore per Dio, che Etty riconosce in ogni uomo, anche nei suoi carnefici.

Un amore che le permette di trovare la vita, nonostante tutto, “meravigliosamente bella e ricca di significato”, di rifiutare l’odio, di dare un messaggio indimenticabile, di coraggio e speranza.

Come impiegata del consiglio Ebraico, Etty potrebbe nascondersi, fuggire. Ma non lo fa. Sceglie di restare con gli altri ebrei, ed entra nel campo di smistamento di Westerbork. Vuole essere, dice, il “cuore pensante” del campo.

Etty morì ad Auschwitz nel 1943. Pochi mesi prima, nel diario, scrisse: “Dio, cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me. L’unica cosa che possiamo salvare in questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. Difendere fino all’ultimo la tua casa in noi”.

(Edizione integrale del Diario , Adelphi, 2012)

Grazie a Romy Cuozzo, che mi ha fatto conoscere questo bellissimo libro.

 

 

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“Ore giapponesi” di Fosco Maraini

“…Troviamo nello spirito giapponese una profonda reverenza per la natura, non solo concepita come vivente, ma come illuminata di spirito, quindi in qualche modo partecipe diretta della divinità. Ad un livello di credenze popolari nulla è morto, inerte, non esiste la materia bruta, persino i sassi lentamente crescono…l’immersione dell’uomo nella natura non porta tanto con sè un abbassamento dello spirito al materialismo, quanto il suo contrario. Sono le cose che s’animano e s’illuminano di spirito”.

Da “Ore giapponesi” di Fosco Maraini (Corbaccio, 2008), un “libro magistrale”, come lo definisce Claudio Magris, un’opera stupenda sul Giappone.

 

L’Adagio dell'”Emperor”, il Concerto per piano n.5 di Beethoven

La meravigliosa armonia, l’infinita dolcezza e bellezza di uno dei brani di musica classica che amo di più: l’Adagio dell'”Emperor”, il Concerto per piano n.5 di Beethoven. Una musica che ho scoperto grazie a due film di Peter Weir, “L’attimo fuggente” e “Picnic ad Hanging Rock”.

Qui nell’interpretazione del pianista Krystian Zimerman, con la direzione di Leonard Bernstein.